E’ bellissimo giocare in compagnia, perché uniamo la passione comune per il gioco e parliamo piacevolmente nel percorso, in più i nostri bei colpi sono condivisi da qualcuno e ci danno ancora più soddisfazione. Se invece siamo soli e facciamo le 18 buche di allenamento, proviamo a cogliere l’occasione per meditare. Non mi riferisco alla meditazione classica in posizione supina in cui ci guardiamo dentro e osserviamo il nostro respiro oppure quella in cui ci focalizziamo sulle diverse parti del corpo e le rilassiamo. Intanto trovo che il gioco stesso sia meditazione, intesa come l’essere qui e ora, vivere il presente. La nostra mente è concentrata sul colpo cioè su quello che stiamo facendo ora e non su come andrà la serata di stasera o sui problemi di lavoro di ieri ovvero né sul futuro né sul passato ma sul presente. E meditare è essere presenti a noi stessi, guardare quello che stiamo facendo e viverlo, facendo una sola cosa alla volta. Quando giochiamo concentriamo la mente sul gioco e quando camminiamo per raggiungere la palla proviamo a concentrare la nostra mente sul presente e cioè sull’atto del camminare (mettere un piede davanti all’altro) oppure su ciò che vediamo intorno a noi: il verde del fairway, il cielo, il sole e le nuvole, gli alberi, i laghi. Noteremo dei particolari di cui non ci siamo mai accorti prima, come il taglio orizzontale dell’erba nel fairway, il profilo nitido delle montagne lontane, un nido di uccelli su un albero, una famigliola di anatre che attraversa il lago, una tartaruga su un masso sporgente in acqua.
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