La vita è un par 5

settembre 2nd, 2009 di Golf Up Leave a reply »

La donna e la bambina erano ferme sulla sommità della collina vicino al tee della buca 1.

Davanti a loro il fairway scendeva dolcemente, terminando in uno splendido laghetto trasparente con al centro una fontana che si ergeva alta verso il cielo.

Appena oltre il lago, protetto da due alti bunker, vi era un largo green con la bandiera leggermente spostata a destra.

“Questo, Laura, è un par 3 –disse la donna- devi cercare di superare il lago e tirare un po’ a sinistra, perché così la palla rotolerà lungo la pendenza naturale del terreno”.

La bambina fissava incantata il paesaggio quando qualcosa si mosse vicino agli alberi che circondavano la vallata.

“Guarda zia, un capriolo!”

“Ce ne sono tanti nella zona. Ti corrono incontro. E’ come se volessero giocare con noi.

Ci sono anche dei leprotti che sfrecciano come il vento dietro alle nostre palline”.

La bambina continuava a guardare con gli occhi spalancati.

La donna si avvicinò alla grande sacca che aveva a lato, meditò un attimo e prese un ferro 9.

Mise poi la pallina sul terreno appoggiandola ad un piccolo tee di legno.

“Titlest Pro V1n. 3” disse.

Guardò verso la bandiera e si addressò mirando leggermente a sinistra. Si allontanò di un passo, fece un movimento di prova e poi tornò sulla palla.

Teneva delicatamente nelle mani il ferro, come si tiene un “passerotto” che non deve sfuggire, ruotò le spalle verso destra tenendo fermo il bacino poi, in un attimo, con una frustata colpì la palla portando le braccia verso il cielo.

Il suo swing era perfetto, preciso, pieno di grazia.

La palla volò in alto, oltrepassò il lago, rimbalzò sul green e rotolò a meno di un metro dalla bandiera.

La donna rimase ferma nella sua posizione, poi si spostò e guardò la bambina.

“Gioca un legno 7. Fai come in campo pratica. Non guardare il lago e concentrati”.

La bimba esitò poi prese il legno che la donna le porgeva. Posizionò la palla e si addressò titubante.

“Guarda la direzione. Metti a posto i piedi e fai una prova.”

La voce della donna era ferma. La bambina ubbidì e colpì la palla senza convinzione.

Questa fece un piccolo sobbalzo, rotolò velocemente lungo la collina, rimbalzò contro un albero e cadde nel lago. La bambina teneva gli occhi bassi e non si muoveva.

“Stai ferma con la testa, ti sei alzata. Non devi guardare subito”.

“Gioca questa Pinnacle adesso. E’ più morbida.”

La donna le porse una pallina rosa. La bimba sorrise.

“Concentrati, ogni tiro segue regole diverse. Non pensare a prima”.

La piccola sospirò. Con gli occhi fissi sulla palla alzò il legno e tirò. La palla si alzò velocemente, passò sopra la fontana e per un attimo sembrò esitare ondeggiando fra gli spruzzi poi, come per incanto, continuò il suo percorso, rimbalzò sul green, ma inesorabilmente rotolò velocemente da un lato fino a cadere nel bunker destro.

Il volto della bambina si rabbuiò.

“Hai fatto un bel tiro – disse la donna- hai preso solo un brutto rimbalzo, è stata sfortuna”.

La donna la guardò con dolcezza.

“Sai perché io amo questo sport? Perché il golf è come la vita. Giochi solo contro te stesso e solo per te stesso. Alterni un colpo sbagliato ad uno meraviglioso. A volte la fortuna ti sorride, a volte le difficoltà e le insidie hanno il sopravvento. Pensi di aver fatto tutto ciò che la mente, la routine ed il corpo ritengono necessario, ma ecco che un rumore esterno, un pensiero, una paura, un ricordo, possono farti fare un flop, un “rattone”, uno slice.

Ma non bisogna mai arrendersi perché il prossimo tiro, la prossima occasione potrà essere diversa. L’importante è concentrarsi, andare avanti, affrontare le nuove difficoltà che si presentano.

Tiro dopo tiro, giorno dopo giorno. Buca dopo buca, anno dopo anno.

La tua volontà si unirà al tuo destino e se riuscirai a pensare che hai fatto quello che potevi e che la prossima volta forse potrai fare di più, allora avrai capito la vita”.

Prese la sacca e si avviò giù lungo la collina.

La bambina la seguiva lentamente, mentre una famiglia di papere tagliò loro la strada. La bambina rise. Costeggiarono il lago ed arrivarono al green seguite in lontananza dalle papere.

La donna prese un sand dalla sacca e lo porse alla bambina.

“Mira dietro alla palla e finisci il colpo”.

La bimba scese nel bunker; sembrava sprofondata in una duna nel deserto, la sabbia bianca la circondava completamente. Fece un tiro deciso e la pallina rosa si alzò in una nuvola di sabbia e si piantò vicino alla bandiera.

“Brava, ora rastrella la sabbia”. Le disse la donna avviandosi verso la bandiera. La tolse e la posò delicatamente a bordo green. Si chinò e studiò la linea del putt. Poi prese il putter, ondeggiò le braccia come un pendolo e colpì la pallina che rotolò appena sopra la buca, per poi scendere e sparire dentro con il suo caratteristico rumore.

“Bello!” urlò la bambina.

“Ora tocca a te” disse la donna.

La piccola prese il suo putter e si posizionò sulla sua pallina rosa. Guardò la linea del putt e poi la donna.

“Devi crederci Laura”.

La bambina si fece seria e colpì la palla senza esitazioni. La palla rotolò nella buca.

“Perfetto. Non hai avuto paura. Non bisogna mai avere paura nel golf come nella vita. Hai fatto 5 colpi in questa buca considerando l’errore e la penalità. Hai preso 2 punti Stableford, quindi alla fine hai salvato la buca. Come vedi nulla è impossibile.”

La bambina contenta raccolse la sua Pinnacle rosa e la mise nella sacca.

“In questo sport occorre determinazione e freddezza. Se sbagli un colpo non devi abbatterti perché con quelli successivi puoi recuperare. Se fai un tiro perfetto non ti devi esaltare, perché con quelli successivi lo puoi vanificare. Quando “sbagli” una buca pensa alla prossima.

Io ho cominciato a giocare alla tua età e ancora oggi, quando voglio dimenticare le delusioni, le tensioni, i problemi quotidiani vengo in campo, gioco qualche buca e tutto sparisce. Ritrovo me stessa, il mio orgoglio ed il mio coraggio”.

La donna prese l’asta della bandiera e la infilò nella buca.

Il viso della bimba si illuminò mentre le papere lentamente si tuffavano nel lago. Una dopo l’altra.

“Adesso andiamo Laura. Prendi la sacca. La prossima buca è un par 5. E’ lunga e impegnativa. Preparati”.

La bambina corse avanti saltellando, la donna fece un lungo sospiro e sorrise.

Laura camminava decisa, senza guardare indietro, determinata.

Si sentiva pronta per la prossima buca. Per la prossima sfida. Per la vita.

Maria Luisa Pomponi
Golf Club San Valentino

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