In una sera, appena tiepida per l’imminente primavera, sono stata prelevata e brutalmente separata dal mio amato “carrello”. Sembra che il mio proprietario, insieme ad altri presunti golfisti abbia l’intenzione di farmi fare un “viaggetto”. Vengo caricata, con maniere, per la verità non proprio “decenti” nel portabagagli dove trovo un’altra sventurata! Facciamo subito amicizia e mentre cerchiamo di sistemarci alla meno peggio ci scambiamo le prime impressioni.
“Ma dove ci porteranno”? mi domanda la mia sventurata compagna.
“Da quello che sono riuscita ad “origliare” sembra che vogliano andare a “mostrare” le proprie doti “golfistiche” nel sud d’Italia, al golf club Riva dei… tertali, dei tessari o…….. tessali !
Ci guardiamo un pò perplesse ed a malincuore ci rassegniamo ad affrontare questa nova esperienza. Di mattino presto, prima del “canto del gallo”, veniamo svegliate di soprassalto da un deciso “sbattere” di portiere. “Ma che ora sono ?” Ci domandiamo, stiracchiandoci.
Il viaggio scorre tranquillo, la velocità è adeguata. Dal portabagagli, dove siamo rinchiuse si sentono male i discorsi che si fanno “li davanti”. Mi è sembrato di capire che il mio “padrone” viaggia con un certo Lino mentre nell’altra macchina, dove sono state stipate altre due sacche i proprietari si chiamano uno Gino e l’altro Luigi.
Si arriva al Golf Club Riva dei Tessali verso le 13! Appena scaricate conosciamo finalmente le altre due sacche che ci confidano di essere molto, ma molto sconcertate, soprattutto per questa nuova esperienza.! Ci scaricano di corsa, e posizionate su un carrello, via…. al campo pratica per riscaldare i pochi muscoli e mostrare a due – tre altri golfisti, casualmente presenti, le ineguagliabili doti nel gioco del golf e nell’elegante movimento praticato nel colpire le palline. Dopo neanche un minuto d’esercizio si leva, perentoria, la voce di Gino: “Signori, per favore, basta con questo secchiello di palline, andiamo in campo che non vedo l’ora” I ferri, che portiamo noi sacche, vorrebbero scomparire: si nascondono e si “rintanano” alla bene e meglio! Il driver teme d’essere preso per primo, i legni 3 e 5 e gli altri ferri per non dover essere “i primi” cercano di mimetizzarsi. Niente da fare! Imperterriti e fermamente decisi i nostri proprietari credendosi maestri nell’arte di dominare le “palline”, scelgono, con fare furbetto e sapiente il legno o il ferro che sembra più adatto a fare il primo tiro dal tee della buca uno. Per la verità già da subito, dopo il primo tiro, lo strano linguaggio di tutti mi colpisce! Segno evidente che quella “maleducata” pallina, forse perché stanca dal lungo viaggio non ha voluto “seguire” il perfetto tiro del “prode golfista” e non s’è indirizzata dove “esso”, con somma perizia, l’aveva “destinata”.
Ma si sa in questo gioco la colpa e sempre degli altri! Non mi pare di ricordare, in tutta la mia, anche se breve, carriera che un golfista abbia mai ammesso di aver fatto un tiro “sbagliato”, di avere fatto la classica “flappa”, e di avere considerato mai, almeno una volta, che forse il golf non è proprio il “suo” sport! Ma tant’è! Tra tiri andati a vuoto, risatine e prese in giro i nostri golfisti ci sballottano da una buca all’altra deprimendosi quando la pallina và dove “la porta il vento” ed esaltandosi se questa, mossa a compassione per tanta inettitudine, decide, di tanto in tanto, di seguire una linea alta, bella, lunga e diritta che sembra proprio (e credo che sia veramente ) un miracolo ! Sbuffando, sudando, e……… “imprecando” (sottovoce ma col sorriso sulle labbra) questi “approssimati” ci trascinano su questo campo come se stessero trascinando un carico di fieno!. Dopo quattro, cinque ore di questo “andazzo” finalmente ci riportano alla sospirata “casa del golf”. Devi sentirli adesso! Devi sentire i commenti alla fine di queste prime 18 buche (“falsi come una lapide”)! Adesso si sentono tutti grandi campioni, grandi golfisti, si vantano l’un con l’altro dei tiri, delle distanze raggiunte, della precisione nel pat, senza che minimamente gli passi per “l’anticamera del cervello” di essere dei poveri dilettanti senza futuro ne speranze di migliorare! Noi sacche che abbiamo visto tutto ci guardiamo e tacitamente decidiamo di lasciarli alle loro illusioni!
Il mattino dopo, di buon’ora ci vengono a riprendere per ricominciare “lo strazio”, Il campo, molto ben tenuto, per la verità sembra che misuri circa 6 km. Ma quali sei chilometri! Alla fine delle 18 buche, visto come tiravano, dove ci trascinavano, tra sali e scendi e zig-zag mi sembra che questi “professionisti” abbiano percorso non meno di una decina di chilometri!. Chi nel laghetto, chi in mezzo a grovigli di cespugli, chi nel rough alto (che sia maledetto!), tutti comunque andavano continuamente di qua e di là nel cercare di recuperare “queste pazze palline” ed aumentando così in modo esponenziale i chilometri percorsi! Un accanimento particolare aveva assalito Gino! Sembrava che tutte le piante del percorso gli fossero antipatiche, non se ne è salvata nessuna tutte….. le ha colpite e…. segnate! Il poveretto ad ogni colpo così portato alzava gli occhi imploranti al cielo per cercare di far capire agli altri che una sorte “maligna e sfortunata” lo perseguitava. Ma che sorte maligna e sfortuna: incapacità si chiama! Il buon Luigi s’era adattato immediatamente alla nuova comitiva e per la verità giocava un po’ meglio degli altri (invidiosi e gufanti…in silenzio) I risultati degli “score” parlano chiaro! Nella seconda giornata, però, dopo aver “flappato” clamorosamente un tiro dal “Tee”, mi pare della buca 4, tra sorrisini ironici e maligni dei nuovi “amici”, s’è “arrabbiato” come una “iena”, pretendendo l’annullamento del tiro e richiamandosi, perentorio, ad una strana regola “la palla disturbata” ! In verità vicino alla partenza c’era più confusione che ad un mercato rionale!. Gli altri “amici” perfidi, pur accontentandolo, gli hanno fatto notare che se palla disturbata c’era stata doveva esse colpa del “disturbo” arrecato da un tiro così sciaguratamente portato! Al sig. Lino gli era preso il sacro fuoco del “marcatore”. Segnava i colpi del povero e frastornato Gino che per poco non gli mette le mani addosso quando questi per errore, solo per errore, gli aumentò un colpo in una buca che per la verità in quel momento, per fortuna, solo per fortuna, gli stava regalando incredibili sensazioni di insperata destrezza. Aldo, il mio proprietario giocava senza infamia e senza lode! Ogni tanto partivano certe “raffazzonate” che a vederle non si capiva bene se tentava di praticare il nobile sport, per quanto difficile, o preparava il campo per una semina di patate! Quando, però, i pensieri che l’accompagnavano all’’improvviso s’eclissavano e sparivano dalla sua testa, allora col solito “legnetto” 5, di tanto in tanto, riusciva anche a sentirsi soddisfatto, ringraziando il buon Dio di non aver speso inutilmente i soldi per andare a fare una “figuraccia” nel sud dell’Italia!
S’arrivò così al giorno previsto per la partenza! Un po’ di musi lunghi, uno strano silenzio e solo qualche considerazione sul tempo che scorre velocemente quando si è in vacanza. Ci ricaricano nel portabagagli, in verità un po’ moggi e rattristati. Il viaggio scorre veloce e finalmente, non senza qualche nostalgia, mi riunisco al mio sospirato e amato carrello al glorioso “Golf Club Belmonte” dove mi faccio una riposante e soprattutto liberatoria dormita.
(aldo.s.)