La triste storia di Gervasia, come il karma negativo annienta il gioco del golf

maggio 26th, 2008 di Golf Up Leave a reply »

Sono Gervasia, ho 60 anni e gioco a golf da 8. Ho iniziato con mio marito Arnoldo e con una coppia di amici coetanei, Marta e Piero. Il maestro di golf era un tizio moto quotato, ma aveva il grosso difetto di metterci l’uno contro l’altro. Diceva spesso:

“Suo marito Arnoldo è molto più avanti di lei, deve darsi da fare, deve allenarsi molto e venire più spesso a lezione. Sa che la sua amica Marta ha fissato con me una serie di 10 lezioni di un’ora l’una e ne ha già fatte 8? Lei invece ne ha fatte appena 3… Non arriva da nessuna parte se non si dà da fare”

Marta mi ha raccontato che con lei parlava così: “Guardi che la sua amica Gervasia è già alle elementari mentre lei è ancora all’asilo! Deve allenarsi di più e prenotare un’altra serie di 10 lezioni altrimenti le passano tutti avanti!”

Mentre a suo marito Piero diceva: “Lei sì che ha talento, mica Arnoldo… Per dimostrarle la mia fiducia nelle sue possibilità con 5 milioni di Lire le garantisco che prenderà l’handicap in due mesi” E ad Arnoldo: “Complimenti, Arnoldo, vedrà come farà presto a staccare il suo amico Piero, specie se deciderà di fare le lezioni intensive che le ho proposto. Con soli 5 milioni di lire le faccio prendere l‘handicap in due mesi; l’avevo proposto anche a Piero ma quel tirchio mi ha detto di no. Mi dia retta, e lascerà Piero al palo!”

Insomma quel maestro venale per quanto bravo ci ha estorto un mare di soldi e dopo 8 anni di gioco siamo tutti 36 di handicap tranne Piero che è 32. Mi ha inculcato un profondo senso di gelosia verso Marta, Piero, mio marito e chiunque giochi meglio di me, tanto che se mi capita di giocare con Marta e Piero devo prendere il valium per stare tranquilla. Ucciderei Arnoldo per la sua calma e inflessibilità, gioca sempre bene pur non allenandosi mai; io invece gioco tre volte a settimana e non riesco a concludere niente. In gara non ho mai fatto più di 27 punti e 6 o 7 di questi sono rubati, tanto il più delle volte il mio marcatore non mi guardava proprio e se poi se ne accorgeva gli dicevo che mi ero sbagliata. Il sabato gioco con Arnoldo e suo fratello Gino: quei due sono convinti di essere bravissimi e si sfottono continuamente, scommettono sulla partita e fanno esattamente come se io non esistessi.

Sembra quasi che Arnoldo mi porti con sé perché obbligato, mi sento come la sua palla al piede.

In fondo ad ogni buca Gino scrive i nostri risultati ma, mentre i colpi che dichiara Arnaldo li controlla, i miei li scrive senza fiatare da tanto che di me non gli può importare di meno, così io dichiaro un colpo o due in meno ad ogni buca. Sabato scorso però alla buca 15 ho esagerato: nel lungo par 5 dopo il drive sbagliato ho tirato il quarto in acqua, il sesto a destra, il settimo di nuovo in acqua ma nessuno mi aveva visto così ho ritirato il settimo e l’ho messo in avant-green, approccio e due putt ho avuto il coraggio di dichiarare 7. Gino mi fa: “Ma come, 7? Hai messo anche una palla in acqua e tu in avant-green col quarto non puoi essere arrivata…C’è la penalità, semmai avrai fatto 8” Finalmente quello stupido si era accorto di qualcosa! Avevo fatto una “x” galattica, circa 10 colpi + 2 penalità 12 e quello ha notato che non poteva essere 7. Mio marito poi è insopportabile in campo: scherza, ride e parlotta continuamente con suo fratello anche quando tiro e mi fa sbagliare. Allora mi arrabbio con lui per avermi rovinato il tiro, non riesco a concentrarmi se qualcuno parla, lui lo sa benissimo. Quando succede che sbaglio per colpa sua mi dice di tirare un’altra palla, poi me la fa contare come se fosse la prima. Questa sua magnanimità mi fa andare fuori di testa però tiro un’altra palla lo stesso, per apparire un po’ più brava di come sono anche di fronte a me stessa.

Quando arriviamo alla fine delle 18 buche Gino tira le somme dei punteggi e scherza col fratello “Oggi mi hai battuto, era giusto che tu avessi un contentino, perché vinco quasi sempre io…” Arnoldo gli risponde sfottendolo e si divertono un sacco tra di loro. Io, l’accessorio Gervasia, chiedo a Gino: “quanto ho fatto io?” Lui fa anche la mia somma un po’ scocciato per questa inutile perdita di tempo poi dice “34 punti. Brava Gervy, bel punteggio.” Ma sento che non è sincero, forse si accorge che aumento un po’ i miei punti. Arnoldo l’altro giorno mi ha detto che è stufo di vedermi giocare così male e vuole che prenda le lezioni col maestro. In pratica si vergogna di me. La prima volta il nuovo maestro mi ha portato in campo col car ma quando ha visto che andavo avanti a suon di rattoni mi ha consigliato di fare le lezioni in campo pratica. Ne ho già fatte tre di mezz’ora l’una e mi sembra di essere tornata principiante perché non capisco più niente. Il maestro mi ha cambiato il grip, mi dice di stare bassa con le braccia dietro insomma mi dice cose astruse, che non sono abituata a fare e ora mi ha incasinato ancora di più il modo di giocare. A casa ho una situazione stressante, con la mamma novantenne da accudire e Arnoldo che pretende tutto in perfetto ordine e in più devo sbrigare la contabilità della sua azienda. Tutti si affidano a me: gli amici, i parenti: “Gervasia mi fai una torta al cioccolato?” “Puoi accompagnarmi dal medico?” “Pensi tu al pranzo di Natale?” e non mi rimane molto tempo per me, infatti dopo la lezione col maestro non riesco mai a fare un altro po’ di pratica. L’altro ieri sono andata in campo con la mia amica Maria (con lei non posso competere perché è bravissima) e non ho preso letteralmente la palla nonostante il valium, roba da farsi venire l’esaurimento nervoso. Alla buca 12 poi ho visto Piero e Marta venirmi incontro e Marta mi ha detto: “Mi spieghi perché non vuoi mai giocare con noi? Ti abbiamo fatto qualcosa?” Non potevo certo dirle che mi vergogno di come gioco e di confrontarmi con lei, quella montata che si crede di essere una professionista e invece per fortuna è sempre handicap 36 come me. Maria mi ha consigliato di andare dallo psicologo perché secondo lei il mio è un problema mentale, non di tecnica. Dice che io porto sul campo le mie paure e le mie abitudini di una vita, il mio Karma, dice lei. Ma io a 60 anni suonati dallo psicologo non ci vado proprio, preferisco prendere la mia dose di valium, far finta di stare male e smettere di giocare per qualche mese. Il problema è che se non gioco a golf mi trovano tutti un lavoro da svolgere e allora dal valium dovrò passare ad un antidepressivo molto più forte. Quasi quasi chiamo Maria e sento se domani viene con me a fare 9 buche, se gioco male smetto per un paio di settimane, ma se gioco benino continuo…E poi, se proprio gioco male posso sempre tirare un’altra palla e contarla come se fosse la prima, tanto non sono mica in gara.

Alessandra
Golffissazione

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1 comment

  1. Sandro scrive:

    Porca miseria, che tristezza un maestro che fa così.
    Ci credo che a uno gli vengono le crisi d’ansia.
    Fregatene, stai concentrata ma rilassata, pensa che devi divertirti e che comunque vada tu provi a fare del tuo meglio. Magari non abbassi, ma vedrai che ti diverti.

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