18 buche da soli: un’occasione per meditare.

maggio 12th, 2008 di Golf Up Leave a reply »

E’ bellissimo giocare in compagnia, perché uniamo la passione comune per il gioco e parliamo piacevolmente nel percorso, in più i nostri bei colpi sono condivisi da qualcuno e ci danno ancora più soddisfazione. Se invece siamo soli e facciamo le 18 buche di allenamento, proviamo a cogliere l’occasione per meditare. Non mi riferisco alla meditazione classica in posizione supina in cui ci guardiamo dentro e osserviamo il nostro respiro oppure quella in cui ci focalizziamo sulle diverse parti del corpo e le rilassiamo. Intanto trovo che il gioco stesso sia meditazione, intesa come l’essere qui e ora, vivere il presente. La nostra mente è concentrata sul colpo cioè su quello che stiamo facendo ora e non su come andrà la serata di stasera o sui problemi di lavoro di ieri ovvero né sul futuro né sul passato ma sul presente. E meditare è essere presenti a noi stessi, guardare quello che stiamo facendo e viverlo, facendo una sola cosa alla volta. Quando giochiamo concentriamo la mente sul gioco e quando camminiamo per raggiungere la palla proviamo a concentrare la nostra mente sul presente e cioè sull’atto del camminare (mettere un piede davanti all’altro) oppure su ciò che vediamo intorno a noi: il verde del fairway, il cielo, il sole e le nuvole, gli alberi, i laghi. Noteremo dei particolari di cui non ci siamo mai accorti prima, come il taglio orizzontale dell’erba nel fairway, il profilo nitido delle montagne lontane, un nido di uccelli su un albero, una famigliola di anatre che attraversa il lago, una tartaruga su un masso sporgente in acqua.

La vita vera è il presente, è qui e ora, se invece occupiamo la mente con cose diverse da quelle presenti non viviamo. Non sprechiamo il tragitto con inutili pensieri di ciò che faremo più tardi o di come ci vestiremo domani e nemmeno con elucubrazioni sul nostro swing, su quello che ci ha detto il maestro o l’amico, sui nostri ferri sporchi o sui nostri colpi sbagliati. Specie se la nostra giornata di golf è illuminata dal sole, partiamo dalla buca 1 col preciso intento di goderci appieno la giornata e di stare bene con noi stessi, osservando bene tutto quello che avviene in noi e intorno a noi. Tiriamo il nostro drive con convinzione e sicurezza e vediamo la nostra palla librarsi in volo e percorrere 180-200 metri. Mentre camminiamo verso la palla, respiriamo l’aria pura che i campi da golf regalano in abbondanza, sentiamo come l’aria profumata entra in noi profondamente ed espiriamo. Ascoltiamo il nostro respiro e ci fermiamo per tirare. Facciamo una prova e concentriamoci sul secondo tiro; facciamolo lentamente ma senza paura, chiudiamo il colpo e osserviamo il volo della palla, guardiamola cadere a terra e rotolare avanti, proprio là dove volevamo che arrivasse. Prima di rimetterci in cammino alziamo il nostro viso verso il sole, inspiriamo profondamente immaginando che il giallo del sole caldo entri in noi e ci scaldi il cuore, che il colore giallo inondi i nostri organi interni e li purifichi. Facciamo tre profondi respiri di sole e camminiamo ancora, semplicemente guardandoci intorno e respirando. Tiriamo il terzo colpo senza distrazioni, pensiamo solo all’address e la palla si alza verso il green. Guardiamola alzarsi, discendere, cadere, rotolare, fermarsi. Finiamo la buca e incamminiamoci verso la prossima ascoltando il vento, gli uccelli e ogni rumore intorno a noi. Cerchiamo di tenere questo ritmo per 18 buche: tiro il colpo concentrato, respiro, ascolto i rumori, mi guardo intorno, guardo il sole e il colore verde intenso dell’erba del prato. Quando passiamo vicino ai laghi osserviamo quegli specchi d’acqua e immaginiamo che dall’interno dei nostri occhi sgorghi acqua purissima che passa dai nostri seni nasali, dalla gola, dalla trachea, inonda il nostro corpo lavandolo ed esce da sotto i nostri piedi scorrendo di nuovo verso il lago che adesso stiamo guardando. Questa è una visualizzazione che, se fatta bene, aiuta moltissimo a guarire i raffreddori e i mal di gola e comunque lascia una sensazione di pulizia e di intenso benessere. Poi possiamo concentrarci sul verde dell’erba, quel verde cangiante delle giornate di sole precedute dalla pioggia, il verde che riposa il cuore. Immaginiamo che il colore verde entri in noi col respiro e inondi la nostra testa, l’emisfero destro del cervello e il sinistro, riempiendo tutti gli spazi e colorando di verde la nostra testa, questa visualizzazione è un ottimo rimedio per il mal di testa. Tutto questo fra una palla e l’altra e fra una buca e l’altra e se il nostro pensiero inizia a spaziare fermiamolo e riportiamolo sulla realtà che stiamo vivendo. E’ difficile riuscire a concentrarci completamente sul presente per 18 buche ma il nostro compito è facilitato dal golf perché dovendo tirare ogni pochi minuti siamo obbligati a tornare al presente. Proviamo a fare questo giro da soli almeno una volta al mese con la disponibilità d’animo giusta, volta a sperimentare nuove sensazioni di benessere e di fusione con la natura, rimarremo sbalorditi dal senso di completezza e di spiritualità che ne ricaveremo. Trasformiamo il golf in un’occasione per guardare noi stessi e il mondo intorno a noi, evitando per una volta di dare tutto per scontato. Non è certo scontato avere il privilegio di passeggiare in mezzo al verde, respirare aria pulita e avere tempo per noi stessi. Se poi durante questa giornata rigenerante riusciamo anche a giocare un buon golf torneremo a casa completamente ricaricati e le nostre relazioni beneficeranno della nostra nuova energia. Solo quando siamo “pieni” di gratitudine, di gioia e di benessere diventiamo capaci di “dare” agli altri. Allora cominciamo ad essere grati di praticare questo magnifico sport all’aria aperta e impariamo a conoscerci meglio per auto-stimarci di più e comprendere meglio gli altri: il golf ci dà questa possibilità.

Alessandra
Golffissazione

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2 comments

  1. giovanni scrive:

    A pochi giorni dalla chiusura dei giochi Olimpici le piu’ alte cariche sportive hanno sottolineato il buon risultato dei nostri colori.Mi e’ sembrato invece che quest’anno gli azzurri si sono presentati molto fuori forma, specialmente nei giochi di squadra. Invece mi ha sorpreso il fatto che da qualche tempo le poche soddisfazioni per i nostri colori arrivino da sport quasi sconosciuti.e i protagonisti di queste vittorie sono ragazzotti semplici che hanno trascorso gran parte della propria gioventu’ in duri allenamenti.A loro va tutta la mia riconposcenza. pensando al golf(sport che io amo)mi viene in mente che noi italiani non brilliamo ne di stelle ne di risultati.quali potrebbero essere le cause di questi risultati cosi’ mediocri? se cosideriamo che la maggior parte dei dilettanti in Italia ha i capelli grigi, e ovvio pensare che fintanto che questa proporzione non verra’ ribaltata le cose non cambieranno.Con l’eta’ dovrebbe cambiare anche la mentalita’ di molti di noi e considerare il circolo piu’ palestra che salotto.PIU’ modestia insomma. Questo e’ il miglior insegnamento che noi possiamo dare ai nostri futuri “tigrotti”.Sperando in un futuro golfistico piu’glorioso Vi saluto tutti gianni

  2. NEROMAN scrive:

    non credo che il problema sia quello di rendere più bassa l’età media dei dilettanti. Il golf , fortunatamente, è uno sport che si può praticare fino ad età avanzata e questo è un particolare da salvaguardare.
    Quello che deve cambiare (e forse un po’ sta cambiando) è lo sviluppo verso categorie sociali “normali”.
    Ieri un amico presente a Biella dove in questi giorni si giocano gli internazionali giovanili, mi raccontava che i nostri baldi giovani ridevano e scherzavano sbavazzando in club house mentre i loro pari grado svedesi , sudati e affaticati si sparavano tre giri del campo di corsa.
    La differenza tra un atleta e un “cretinetto” che pensa di giocare bene a golf è tutta lì.
    Rocca è uscito dalla fabbrica diventanto campione assoluto perchè aveva “fame” di riuscirci.
    Andiamo a pescare ragazzini nelle scuole che non abbiamo il “papà” facoltoso e iscritto al Circolo esclusivo… forse troveremo un Campione , prima o poi…

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